Buba
Una sera pioveva a dirotto.
Scendevo dalla macchina cercando di compiere quella difficile operazione che è aprire la portiera, aprire l’ombrello, ed evitare di bagnarmi.
Sul marciapiede opposto al mio un’anziana signora prestava la massima attenzione a scendere dallo scalino poco illuminato senza inciampare. La vedevo a malapena tra la pioggia, chiusa nel suo impermeabile, la testa china, il passo esitante. Sull’ombrello nero, a grandi lettere, una scritta: “Mind the Gap” (“Attenti alla buca”, da una stazione della metropolitana londinese).
In quel momento è nato Buba.
Perché non è soltanto un blog di fotografie, anzi non è affatto un blog di fotografie. E’ un blog di pensieri associati alle fotografie. Di pensieri e di momenti.
Cerco di spiegarmi meglio. Ognuno di noi quando vede un’immagine formula dei pensieri, magari la associa ad un ricordo, a qualcosa che ha letto, ad una persona, a una canzone. Sono combinazioni che variano da individuo a individuo, ma cambiano nel tempo anche nella stessa persona. Quello che penso oggi guardando una foto con molta probabilità non sarà la stessa cosa che penserò domani, o che ho pensato ieri, e il mio pensiero verrà inevitabilmente condizionato da quanto accade all’esterno e dal mio stato d’animo del momento.
Non è solo fermare l’attimo, è fermare il pensiero di quell’attimo, per poterlo rivivere ancora ed ancora.
Questo è Buba.
p.s.: Buba è mia figlia, perlomeno si faceva chiamare così da piccola.
A Lei, a Leo e a Larissa dedico questa collezione di attimi.
(E il bulldog si chiama Baby).
